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Grandi Opere: #TuttiInGalera

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Grandi Opere: #TuttiInGalera

Ercole Incalza, il dirigente bipartisan alle Grandi Opere dei governi berlusconiani e del Pd degli ultimi 20 anni, è stato arrestato per corruzione, concussione e altri gravissimi reati. E’ l’ennesima conferma di come le cosiddette “Grandi Opere” in Italia hanno solo portato corruzione, infiltrazioni mafiose, sprechi e distruzione dell’ambiente.
La miglior risposta del Parlamento a questo ennesimo scandalo deve essere l’immediata approvazione della nuova legge anti-corruzione ferma da 2 anni in questo Parlamento nonostante le continue sollecitazioni del Movimento 5 Stelle che su questo argomento non si è mai tirato indietro con proposte, emendamenti e disegni di legge.
Il MoVimento 5 Stelle lo scorso dicembre ha anche presentato un disegno di legge per verificare l’utilità delle cosiddette ‘Opere Strategiche-Grandi Opere’ e rivedere il loro piano di finanziamento.
Per garantire trasparenza nel nostro disegno di legge abbiamo anche proposte d’inserire il ‘dibattito pubblico’ nella legislazione dei grandi appalti. Sono misure urgenti da approvare immediatamente.

“Era il 4 luglio 2014 quando chiedevamo a Lupi le dimissioni di Incalza, il “superburocrate” del Ministero dei Trasporti ARRESTATO oggi! Il 4 luglio 2014, Lupi disse di non sapere che Incalza fosse indagato (lo sapeva eccome ma lo proteggeva). Era il 4 luglio 2014, oggi chi ci ripaga di questi furti commessi da ladri senza anima. Questo siete LADRI SENZA ANIMA. Milioni di italiani in povertà, impre…nditori onesti che si suicidano, studenti che fuggono dall’Italia come se stessero fuggendo da un paese in guerra. E voi che rubate, rubate ogni cosa. Spolpate le aziende pubbliche per poi dire che il pubblico non funziona (siete voi a non funzionare ladri!). C’è chi rovista nella mondezza per un pasto mentre manager, burocrati e politici di destra e sinistra rubano perché non gli bastano 14.000 euro al mese. INGORDI senza cuore, furfanti senza dignità. Siete gli stessi che dite che il reddito di cittadinanza è assistenzialismo. Vergognatevi. Oggi uno dei grandi BOIARDI DI STATO è finito in galera. Credetemi, non è consolante dire “ve l’avevamo detto” (e l’avevamo detto al MINISTRO LUPI). Non è consolante, l’unica consolazione sarà una legge anti-corruzione durissima. Perché la guerra ce l’abbiamo in casa.” DI BATTISTA

ARTICOLO: Di Battista a luglio 2014 chiede conto a Lupi del lavoro di Incalza, oggi arrestato

VIDEO: Di Battista denuncia Incalza in Parlamento a luglio 2014

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L’ENI, il fondamentalismo ”danaroso” e il vero razzismo

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L’ENI, il fondamentalismo ''danaroso'' e il vero razzismo

<< “…Io sono un uomo di pace, di idee. Provo sgomento per la vergognosa povertà del mio popolo che vive su una terra molto generosa di risorse; provo rabbia per la devastazione di questa terra; provo fretta di ottenere che il mio popolo riconquisti il suo diritto alla vita e a una vita decente. Così ho dedicato tutte le mie risorse materiali ed intellettuali a una causa nella quale credo totalmente, sulla quale non posso essere zittito. Non ho dubbi sul fatto che, alla fine, la mia causa vincerà e non importa quanti processi, quante tribolazioni io e coloro che credono con me in questa causa potremo incontrare nel corso del nostro cammino.  Né la prigione né la morte potranno impedire la nostra vittoria finale…”>>    Kenule Beeson Saro-Wiwa, detto Ken    

Ken Saro-Wiwa,  (Bori, 10 ottobre 1941 – Port Harcourt, 10 novembre 1995), è stato uno scrittore, poeta e ATTIVISTA. Fin dagli anni ottanta  Saro-Wiwa si fa portavoce delle rivendicazioni delle popolazioni del Delta del Niger,  specialmente della propria etnia Ogoni maggioritaria nella regione, nei confronti delle multinazionali responsabili di continue perdite di petrolio che danneggiano le colture di sussistenza e l’ecosistema della zona. Nel 1990 si fa promotore del MOSOP (Movement for the Survival of the Ogoni People); il movimento ottiene risonanza internazionale con una manifestazione di 300.000 persone che Saro-Wiwa guida al suo rilascio da una detenzione di alcuni mesi comminata senza processo.

Fatto arrestare una terza volta dal Generale Abacha (capo del governo nigeriano) nel maggio del 1994, con l’accusa di aver incitato all’omicidio di alcuni presunti oppositori del MOSOP, Ken Saro-Wiwa viene impiccato con altri 8 attivisti del MOSOP al termine di un processo che ha suscitato le più vive proteste da parte dell’opinione pubblica internazionale e delle organizzazioni per i diritti umani. Prima che venisse impiccato, Saro-Wiwa disse «Il Signore accolga la mia anima, ma la lotta continua»  

Nel 1996 Jenny Green, avvocato  di New York avviò una causa contro la Shell per dimostrare il coinvolgimento della multinazionale petrolifera nell’esecuzione di Saro-Wiwa. Il processo ha poi avuto inizio nel maggio 2009 e la Shell ha subito patteggiato accettando di pagare un risarcimento di 15 milioni e mezzo di dollari (11,1 milioni di euro).

Vi abbiamo riassunto questa triste storia prima dell’intervento di Alessandro Di Battista alla Camera dei Deputati su gli affari dell’ENI nel DELTA DEL NIGER. Perché? Perché sono passati circa 20 anni dall’assassinio di Saro-Wiwa e nulla è cambiato, le multinazionali del petrolio continuano a fare grossi affari arricchendo il dittatore di turno e impoverendo milioni di nigeriani costretti a fuggire da quelle terre ormai distrutte dall’inquinamento. Ringraziamo Di Battista per questo splendido intervento e nel nome di KEN LA LOTTA DEVE CONTINUARE per restituire la NIGERIA ai NIGERIANI!!!

ECCO L’INTERVENTO DI ALESSANDRO DI BATTISTA:

“L’OPL 245 è una concessione petrolifera che riguarda il più grande giacimento offshore della Nigeria. Sotto il governo Abacha, uno dei dittatori più ricchi della storia africana, l’OPL 245 viene assegnata in modo fraudolento alla società Malabu, un’impresa, secondo i giudici dell’High Court di Londra, riconducibile all’allora Ministro del petrolio nigeriano Dan Etete e allo stesso Abacha. Il prezzo? 20 milioni di dollari, soltanto 20 milioni per un giacimento da 500 milioni di barili di greggio.
Dan Etete, poi condannato in Francia per riciclaggio di denaro, fu coinvolto nello scandalo “Bonny Island per il quale l’ENI patteggiò con le autorità americane il pagamento di oltre 350 milioni di dollari per aver raggirato le norme anti-corruzione nella realizzazione di impianti per la liquefazione di gas naturale.
Oggi l’ENI, la più grande impresa italiana, l’azienda di Enrico Mattei (1) , è indagata per corruzione internazionale. Pare che abbia acquistato proprio la concessione OPL 245 per 1,1 miliardi di dollari sapendo che il denaro sarebbe finito nelle casse di Malabu e non in quelle dello stato nigeriano. Il tutto utilizzando faccendieri, mediatori, lobbisti sempre pronti se si tratta di mettere le mani su gruzzoli considerevoli.
Chi sono questi intermediari? C’è Ebeka Obi, un imprenditore nigeriano risentitosi perche nell’affare non ha ricevuto la “stecca” pattuita. C’è Gianluca De Nardo, un mediatore iscritto nel registro degli indagati dai PM del Tribunale di Milano De Pasquale e Spadaro. C’è Luigi Bisignani, storico faccendiere il cui nome compare fin dagli anni ’80 nella lista della P2. Bisignani, “l’uomo che sussurra ai potenti” ha un curriculum di tutto rispetto. Arrestato già nel ’94 nell’inchiesta Enimont ha recentemente patteggiato 1 anno e 7 mesi nel processo P4. Storico partner tennistico dell’ex-Ad di ENI Scaroni(2) , Bisignani si è prodigato affinchè l’affare ENI-OPL 245 andasse in porto. Brunch di lavoro, viaggi, telefonate su telefonate con De Nardo e Descalzi, il nuovo boss di ENI fresco di nomina renziana nonostante sia sempre stato il braccio destro del padre, padrone e padrino Scaroni.
Se l’ENI sia o meno colpevole lo decideranno i giudici ma il punto non è questo. In Nigeria vengono estratti 2,5 milioni di barili di petrolio al giorno eppure il paese compra benzina dagli USA. In Nigeria ci sono foreste, campi fertili, fiumi e mari eppure l’aspettativa di vita è 50 anni e i bimbi muoiono di diarrea. Il PIL in Nigeria aumenta ogni anno eppure la forbice tra i ricchi (pochi) e i poveri (tanti) si allarga sempre più.
La corruzione dilaga sostenuta dal “modus operandi” occidentale degnamente rappresentato da ENI o Shell e la droga circola come nelle periferie di Medellin.
La miseria del nord del Paese dove operano i fondamentalisti religiosi di Boko Haram o l’inquinamento nel delta del Niger dove a combattere contro lo sfruttamento del territorio ci sono i combattenti del MEND (Movement for the Emancipation of the Niger Delta) cozza con le ville faraoniche dei politici nigeriani che mostrano con orgoglio ai loro partner economici europei cadillac turchesi e rubinetti in oro massiccio.
Il fondamentalismo religioso in Nigeria ha causato, dal 2009, 470.000 esuli e centinaia di morti. Sono uomini e donne che fuggono e cercano fortune in Europa ma finiscono spesso in qualche gang criminale o sulle strade a battere per dare “un pò d’amore a chi non sa che farne”.
La mafia nigeriana oggi in Italia gestisce fette favolose del mercato della droga. Paga il “pizzo” alla camorra per utilizzare i suoi territori e ha le mani in pasta nei business delle prostitute e dei rifiuti tossici. La mafia nigeriana è pericolosissima, è frutto anche dell’immigrazione clandestina e chi lo denuncia non è razzista! Chi lo denuncia vuole solo garantire sicurezza in Italia e vuole risolvere, alla radice, la tragedia dei flussi migratori. Eppure chi osa associare un africano al crimine organizzato viene taccato di xenofobia. Ma chi è il vero razzista? Chi vuole garantire sicurezza sul suolo italiano o chi si arricchisce sulle spalle dei nigeriani? Chi è lo xenofobo? Chi analizza le cause della poverta sub-sahariana o chi ne è artefice acquistanto concessionarie petrolifere da uomini corrotti senza che i popoli, i legittimi proprietari, ne beneficino minimamente? E chi sono i fondamentalisti? Certamente i guerriglieri di Boko Haram che trovano nel fanatismo religioso un pretesto di lotta tuttavia è da stolti non considerare le loro deprecabili azioni anche come reazioni ad altrettanto deprecabili comportamenti occidentali.
Esiste il fondamentalismo religioso ma esiste anche quello “danaroso”. C’è chi vede nel profitto, nell’oro nero o bianco o nei diamanti le ragioni della propria vita. C’è chi, per un affare internazionale, passa sopra le vite di milioni di fratelli africani e magari sono gli stessi che danno del razzista a un deputato del M5S quando dice che “gli africani devono stare a casa loro perchè quella è casa loro”.
E chi rappresenta il volto della speranza? Chi studia carte su carte giorno e notte e scopre che Descalzi e Scaroni sono la stessa cosa, chi denuncia i casi di corruzione dell’ENI in aula mettendosi contro gran parte del sistema mediatico(3) o chi tace per paura di perdere uno sponsor o il finanziamento alla propria campagna elettorale? E chi vuole il male dell’Africa? Chi nomina Descalzi AD dell’ENI o chi, come il M5S, ne chiede da mesi la rimozione? In Africa si dice “chi vuole veramente una cosa trova una strada, gli altri una scusa”. Noi vogliamo che lo Stato comandi sulle partecipate, vogliamo che il profitto sia perseguito ma non a scapito delle popolazioni africane e vogliamo che i corrotti escano di scena definitivamente, dal delta del Niger fino ai piani alti dell’Ente Nazionale Idrocarburi.” Alessandro Di Battista

(1) Secondo alcuni pentiti di mafia tra i quali Tommaso Buscetta (il boss che grazie a Falcone divenne collaboratore di giustiza e che spiegò agli inquirenti per filo e per segno la struttura di “Cosa Nostra”) Mattei fu ucciso dalle cosche siciliane su ordine “straniero” per aver osato ledere gli interessi della 7 sorelle del petrolio. Tra l’altro sempre Buscetta dichiarò che il giornalista Mauro De Mauro, che aveva scoperto qualcosa sulla morte di Mattei, venne rapito da un tal Mimmo Teresi, uno dei protagonisti dell’incontro tra “Cosa Nostra” e Berlusconi durante il quale, mediante la criminale intermediazione di Dell’Utri, venne sancito il patto tra le cosche e l’ex-cavaliere.
(2) Scaroni nominato in ENI sebbene avesse patteggiato nel ’96 1 anno e 6 mesi per tangenti al PSI è appena uscito dall’azienda con una liquidazione da oltre 8 milioni di euro nonostante gli scandali, i casi di corruzione internazionale e la sua ultima condanna a 3 anni di carcere per disastro ambientale.
(3) L’ENI possiede l’agenzia AGI. L’ENI garantisce sponsorizzazioni milionarie a RAI e Mediaset. L’ENI ha investito in pubblicità sulla carta stampata oltre 12 miloni di euro negli ultimi 2 anni. L’ENI ha utilizzato, anche grazie all’intermediazione di Bisignani, la societa della Santanchè Visibilia per comprare spazi su Libero e Il Giornale.

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