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Qui si fa l’Italia o si muore

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Qui si fa l'Italia o si muore

Il Movimento 5 Stelle è venuto al mondo per riconsegnare la politica nelle mani dei cittadini. Non è nato per trasformarsi in un partito tradizionale. Non è nato per ragionare come un Alfano, un Letta, un Berlusconi qualsiasi. Non è nato per fare compromessi perché “altrimenti cosa ci stiamo a fare”. Chi ha votato 5 Stelle lo ha fatto per rovesciare il tavolo. Con tutto il servizio buono di porcellana sopra. Perché ormai non è più questione solo di ‘mangiare meno’, ma di mangiare ‘meglio’, e soprattutto di mangiare ‘tutti’. Chi ha votato 5 Stelle ha votato un programma in 20 punti e 163 persone che lo portassero dentro. Così com’era. Non un po’ più europeo cosicché potesse piacere anche al Pd. Non un po’ meno trasparente cosicché potesse piacere anche al Pdl. Così è basta. Perché questa è la democrazia diretta. O così o niente. O così o nuove elezioni, per cercare di avere la maggioranza e realizzarlo tutto, per intero, come i cittadini lo hanno voluto.
Intelligenza politica’ per un eletto a 5 Stelle è una locuzione senza senso. L’intelligenza politica lavora prima, quando la rete si confronta e stila Carte come quella di Firenze. Se un eletto prende i punti del programma e li cambia (magari con i migliori propositi, perché crede di avere un mandato a modificare quello che i cittadini lo hanno spedito a realizzare), affinché quei punti si accordino con le esigenze del Pd del Monte dei Paschi, o del Pdl dello scudo fiscale, o di Scelta Civica del fiscal compact, allora non ha capito niente: sta solo facendo vecchia politica. Sta tradendo il mandato elettorale. Non sta gettando un ponte tra il cittadino e le istituzioni, in maniera che il sistema si trasformi lentamente da una rappresentanza vuota e fallimentare a una autentica democrazia diretta: sta perpetuando le vecchie pratiche dell’inciucio e distorcendo il significato di ‘portavoce’. Il Movimento 5 Stelle non è stato mandato nelle istituzioni per mendicare un misero emendamento rivendicandolo come un successo. È stato mandato in Parlamento per provare ad avere la maggioranza. Una maggioranza che non fosse finta come quella offerta da Bersani. Una maggioranza vera, perché solo così si possono cambiare le cose. Se non può avere un incarico di Governo perché i numeri non lo consentono, o perché il Paese è in mano a chi sotto il nome di ‘larghe intese’ cerca di mascherare il solito vecchio inciucio e perpetrare se stesso, allora il 5 Stelle non ha difficoltà a tornare alle urne. La fiducia i 5 Stelle la chiedono al Paese, non a Letta, a Monti o a Berlusconi.
Qui c’è bisogno di un atto di coraggio totale e definitivo. L’Italia è sempre più vicina al baratro. In certe zone sono mesi che non viene pagata neppure la disoccupazione. In queste condizioni, lasciare il timone nelle mani di chi ci ha portato nelle secche è pura follia autodistruttiva. Cercare di convincerlo con le buone, oltreché un tradimento dei principi ispiratori, è anche e soprattutto una cosa stupida. Il Movimento 5 Stelle è un movimento rivoluzionario. Le cose le cambia invertendo i rapporti di forza, mettendosi alla guida della nave. O così, oppure non ha senso. La democrazia diretta o si realizza e si mandano a casa i responsabili dello sfacelo, oppure a casa ci deve andare chi ha provato a fare la rivoluzione senza riuscirci. In mezzo non c’è niente, mettetevelo bene in testa. Per questo, se non ci sono i termini per realizzare il mandato elettorale (che è scritto chiaro, semplice, nero su bianco), si deve tornare alle urne e chiedere con forza e convinzione agli italiani di provare a cambiare tutto, di conferire una maggioranza chiara e inequivocabile a Grillo e al suo movimento politico. Nessuno giochi al piccolo onorevole. Nessuno pensi a nuovi compromessi storici. Nessuno creda di salvare se stesso. Qui si governa o si muore. Tutti insieme.”

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Ecco cosa vogliamo per Scafati

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Ecco cosa vogliamo per Scafati

Parma e la democrazia diretta

“Salve a tutti, a settembre a Parma faremo la prima giornata della democrazia diretta attraverso un sorteggio di 500 persone che tra associazioni e singoli cittadini si sono proposti, ma anche aderenti a movimenti o altri partiti politici. Verrà svolta una giornata in cui decideremo insieme il nuovo regolamento delle entità decentrate, quelle che erano le ex circoscrizioni e i consigli di quartiere. Servirà a dare una nuova linfa e nuovo modo di comunicare, per segnalare problemi, per risolverli, con tutte le entità della città. Pensiamo che questo sia un nuovo modo di vedere la politica, che non delegittima il Consiglio Comunale, ma legittima invece un modello legato alla democrazia diretta, che dovrà essere introdotta piano piano in tutto il nostro territorio. Questo è un primo momento per decidere insieme, per spiegare quali sono i meccanismi, per applicarli in futuro per le decisioni e per fare emergere le priorità della città. Un’altra tematica è quella dei referendum. Stiamo per modificare lo Statuto e il regolamento del Consiglio Comunale per inserire delle nuove forme di referendum propositivo senza quorum. Pensiamo che sia un momento importante, di condivisione per migliorare un sistema che non deve essere solo di rappresentanza. Per le decisioni più importanti per la città pensiamo che la condivisione debba essere massima.
Questo incontro arriva dopo un lungo percorso fatto tra la fine del 2012 e inizio 201 in incontri di quartiere che ci hanno portato in tutta la città. Il confronto con i cittadini ci ha dato spunti, suggerimenti, priorità, e sulla base di questo abbiamo elaborato i temi che saranno discussi. La cosa più importante è un rapporto diretto per ascoltare le esigenze della città .”
Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, MoVimento 5 Stelle

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